Guida in stato di ebbrezza e confisca del veicolo: come ottenere la restituzione dell’auto?

In un precedente articolo (https://www.studiopalermomartini.it/page/blog/post/1077/guida-in-stato-debbrezza-come-difendersi) abbiamo trattato del reato di guida in stato di ebbrezza, analizzando le sanzioni previste dal nostro ordinamento e le possibili conseguenze in caso di condanna.

In particolare, abbiamo sottolineato che, nel caso in cui non vi siano fondate argomentazioni per potersi difendere nel merito dall’accusa, una soluzione vantaggiosa per l’imputato può essere quella di chiedere la conversione della pena in quella dei lavori di pubblica utilità.

Infatti, l’art. 186, comma 9 bis del Codice della Strada, come introdotto dalla L. 120/2010, prevede che, nel caso in cui non si sia provocato un incidente stradale e qualora non vi sia opposizione da parte dell’imputato, la pena (sia pecuniaria che detentiva) può essere sostituita con la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività.

In tale ipotesi, all’esito del positivo svolgimento dei lavori di pubblica utilità, il reato viene dichiarato estinto e la sanzione della sospensione della patente dimezzata. Da ultimo, anche la confisca viene revocata ed il veicolo, di conseguenza, restituito al suo legittimo proprietario.

Una serie importante di benefici, dunque, che rendono questa soluzione assai vantaggiosa.

 

Ma cosa fare se non è possibile svolgere i lavori socialmente utili?

Questa strada, come detto poc’anzi, è preclusa nel caso di incidente stradale; inoltre, la persona interessata o il suo difensore devono tempestivamente reperire un ente disponibile ove svolgere i lavori, cosa che, per le più disparate ragioni, può essere tutt’altro che agevole.

In questo caso, un’altra soluzione da prendere in considerazione è quella di chiedere la sospensione del processo con messa alla prova.

Questo istituto, previsto dall’art. 168 bis, c.p., introdotto dalla L. 67/2014, prevede la possibilità che il processo, a richiesta dell’imputato, venga sospeso per un tempo che, nel caso della guida in stato di ebbrezza, non può superare i due anni. Durante questo periodo l’imputato è tenuto a svolgere un programma elaborato con l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, il quale prevede, tra le altre cose, l’adozione di condotte volte ad eliminare la conseguenze dannose o pericolose del reato e – sempre se possibile – il risarcimento del danno, nonché lo svolgimento di lavori di pubblica utilità.

La messa alla prova può essere concessa solo una volta, e l’esito positivo della stessa, comporta l’estinzione del reato.

Dunque, i lavori di pubblica utilità previsti dall’art. 186, comma 9 bis, C.d.S., e la messa alla prova sono, sotto molto aspetti, sovrapponibili: entrambi sono istituti premiali che, a fonte dello svolgimento di attività non retribuita, consentono di ottenere l’estinzione del reato.

Vi è però una differenza importante tra i due rimedi poiché la messa alla prova può essere richiesta anche in caso di incidente, ma la sua concessione non consente il dimezzamento della sospensione della patente.

 

Come si atteggiano, invece, i due istituti in relazione alla confisca dell’auto?

Sino ad ora, l’unico modo per evitare la confisca della vettura era svolgere i lavori socialmente utili, mentre scegliendo la messa alla prova occorreva rassegnarsi alla perdita del mezzo.

Infatti, anche in caso di esito positivo della messa alla prova, il Prefetto poteva disporre (e nella prassi effettivamente disponeva….) la confisca del veicolo. E proprio tale “effetto collaterale” rendeva la messa alla prova decisamente meno appetibile.

Tuttavia una recentissima sentenza della Corte Costituzionale è intervenuta sul punto, ritenendo ingiustificata questa diversità di trattamento.

Il Giudice delle Leggi, infatti, con la sentenza 24 aprile 2020, n. 75 ha raffrontato i due istituti, sottolineando come, in realtà, la messa alla prova costituisca una misura più impegnativa ed articolata, nell’ambito della quale lo svolgimento di attività lavorativa costituisce solo una parte delle previsioni del programma di trattamento.

Se così è, continuano i Giudici, è manifestamente irragionevole prevedere che, nel caso di svolgimento dei lavori di pubblica utilità la confisca venga automaticamente revocata, mentre nella messa alla prova, essa possa essere ugualmente disposta, e ciò nonostante il fatto che in entrambe le ipotesi venga richiesto lo svolgimento di attività lavorativa non retribuita e che entrambe prevedano quale conseguenza l’estinzione del reato.

Questa diversità di trattamento pare ancora più irragionevole, se si considera che, nel caso di esito positivo della messa alla prova, il Giudice non pronuncia una sentenza di condanna, ma una sentenza “in rito” con cui dichiara estinto il reato.

Se così è, continua la Corte, occorre ricordare che l’introduzione dell’istituto della messa alla prova per adulti è successiva alla previsione della possibilità di effettuare lavori di pubblica utilità per il reato di guida in stato di ebbrezza, di talché è necessario riportare in equilibrio il sistema, non essendo ragionevole fare derivare conseguenze così diverse da istituti in larga parte sovrapponibili.

Alla luce di queste argomentazioni, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 224 ter, comma 6, C.d.S. nella parte in cui prevede che, in ipotesi di esito positivo della messa alla prova, il Prefetto possa applicare la sanzione amministrativa accessoria della confisca.

Pertanto, in ragione di questa decisione, da ora in poi, in caso di esito positivo della messa alla prova, l’Autorità Amministrativa non potrà più disporre la confisca del veicolo, ma dovrà restituirlo all’avente diritto.

 

Avv. Patrizio Paolo Palermo®

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24-5-2020