Separazione o divorzio: che differenze ci sono?

In Italia, diversamente da molti altri Paesi, è tuttora necessario un doppio passaggio per giungere allo scioglimento del matrimonio.

La separazione è concepita con la funzione di attenuare i doveri nascenti dal matrimonio, pertanto tale procedura "sospende il rapporto coniugale", ma marito e moglie, pur non essendo più vincolati dall'obbligo di fedeltà e coabitazione, rimangono tali sino alla pronuncia di scioglimento del matrimonio.

Allo stesso modo, nonostante la pronuncia della separazione, permane inalterato il diritto del marito/moglie di concorrere alla successione del coniuge in caso di morte (fatta eccezione per la sola ipotesi in cui al coniuge superstite sia stata addebitata la separazione). Quindi, il coniuge separato senza addebito concorre all'eredità del marito/moglie a tutti gli effetti come un coniuge non separato.
Inoltre, con riguardo all'assegno di mantenimento, poichè con la separazione permane - anche se in forma attenuata - il dovere di assistenza materiale, il coniuge economicamente più debole può senz'altro richiedere che la sufficienza o meno dei propri redditi venga valutata in relazione al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, con notevoli differenze rispetto a quanto accade per la determinazione dell'assegno divorzile.

Solo con la pronuncia del "divorzio" si ha un completa dissoluzione del vincolo coniugale e, pertanto, le parti perdono lo status di coniuge e viene meno il diritto di concorrere alla successione ereditaria del'ex marito/moglie. Inoltre, il coniuge più debole può beneficiare di un assegno divorzile e, ove ne sussistano i presupposti, può percepire la pensione di reversibilità dell'ex coniuge e una quota del TFR eventualmente maturato.

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4-5-2019